Guida · Dimissioni
Dimissioni per giusta causa: quando, come e NASpI
Questo sito non fornisce consulenza legale. Questa guida spiega le regole generali; non dice cosa si applica al tuo caso.
Regole verificate il
La risposta breve
Ci si può dimettere per giusta causa quando un fatto grave non permette di continuare il rapporto neppure in via provvisoria, per esempio stipendi non pagati. Le dimissioni si danno online, scegliendo «Giusta causa», senza preavviso. La legge prevede per il lavoratore l'indennità di preavviso e la NASpI; se la giusta causa è contestata, decide il giudice.
Che cos’è la giusta causa
La giusta causa è un fatto così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto, anche provvisoria art. 2119 c.c.. Chi recede per giusta causa non deve dare il preavviso.
Vale per entrambe le parti. Se è il datore di lavoro, si parla di licenziamento per giusta causa. Se è il lavoratore, di dimissioni per giusta causa: il rapporto finisce per un comportamento grave del datore di lavoro.
Non esiste un elenco chiuso nella legge. Se il datore di lavoro contesta la giusta causa, la questione si chiude con un accordo o la decide il giudice. Questo sito non dice se un fatto è una giusta causa.
I casi più citati
Una circolare dell’INPS riassume i casi che la giurisprudenza ha riconosciuto come giusta causa di dimissioni INPS, circ. 163/2003:
- il mancato pagamento della retribuzione;
- le molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
- le modifiche peggiorative delle mansioni;
- il mobbing, cioè comportamenti vessatori di superiori o colleghi che danneggiano l’equilibrio psico-fisico;
- notevoli variazioni delle condizioni di lavoro dopo la cessione dell’azienda;
- lo spostamento ad altra sede senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive;
- il comportamento ingiurioso del superiore gerarchico.
Sono esempi. Ogni situazione si valuta sui fatti: gravità, durata, tentativi di rimediare.
Le prove e la tempestività
Nel 2026 la Corte di Cassazione ha ricordato che, per ottenere la NASpI dopo dimissioni per giusta causa, il lavoratore deve indicare e provare i fatti gravi del datore di lavoro. Non basta dimostrare di aver contestato, per esempio con una lettera. Contano anche il collegamento tra i fatti e le dimissioni e la loro immediatezza Cass. 8564/2026.
In pratica, le prove che di solito contano sono:
- buste paga ed estratti conto che mostrano i pagamenti mancanti o in ritardo;
- e-mail, messaggi, lettere, ordini di servizio;
- le tue richieste scritte al datore di lavoro e le eventuali risposte;
- i nomi di colleghi che hanno assistito ai fatti.
Se lasci passare molto tempo tra i fatti e le dimissioni, la giusta causa è più difficile da sostenere.
Prima di dimetterti: chiedere per iscritto
Per gli stipendi non pagati, una richiesta scritta ha due effetti utili. È una prova datata della tua richiesta. E, come messa in mora, interrompe la prescrizione delle somme dovute artt. 1219 e 2943 c.c..
La lettera indica le mensilità non pagate, gli importi lordi e un termine per pagare (per esempio 15 giorni). Si invia con raccomandata A/R firmata a mano, o via PEC dalla tua PEC personale con un PDF firmato digitalmente. I passi successivi, compreso l’Ispettorato territoriale del lavoro, sono descritti nella guida quando viene pagato il TFR.
Per molestie, mobbing o demansionamento, un sindacato, un patronato o un avvocato possono aiutarti a capire quali passi fare prima delle dimissioni.
Come si danno: online, senza preavviso
Anche le dimissioni per giusta causa si danno solo online, con il modulo del Ministero del Lavoro art. 26 d.lgs. 151/2015: da solo con SPID o CIE, o tramite un patronato, un sindacato o un altro soggetto abilitato. I passaggi sono nella guida sulle dimissioni online.
Nel modulo:
- come tipo di comunicazione scegli «Giusta causa»;
- nel campo della motivazione resta sui fatti: cosa, quando, quali richieste hai già fatto. Esempio: «stipendi di luglio e agosto 2026 non pagati; richiesta scritta del 5 settembre 2026 rimasta senza risposta»;
- la data di decorrenza non può essere oggi né una data passata;
- puoi revocare entro 7 giorni dall’invio.
Il modulo serve a garantire che la volontà di dimettersi sia tua. La giusta causa non la verifica il modulo: la valutano, se serve, gli uffici competenti e il giudice (FAQ del Ministero del Lavoro).
Cosa prevede la legge alla fine del rapporto
L’indennità sostitutiva del preavviso
Nel contratto a tempo indeterminato, al lavoratore che recede per giusta causa spetta l’indennità di mancato preavviso, pari alla retribuzione del periodo di preavviso previsto dal CCNL artt. 2119 e 2118 c.c..
Esempio. Stipendio di 2.000 € al mese, 14 mensilità, nessun elemento variabile, preavviso di 2 mesi secondo il CCNL:
- retribuzione mensile con l’incidenza della 13ª e della 14ª: 2.000 × 14 / 12 = 2.333,33 €;
- indennità: (2.000 × 14 / 12) × 2 = 4.666,67 € lordi.
Il metodo esatto dipende dal CCNL: il risultato è una stima. Se il datore di lavoro contesta la giusta causa, anche questa indennità diventa parte della controversia, che si chiude con un accordo o davanti al giudice.
TFR, ferie, ratei e stipendi
Il TFR spetta in ogni caso di fine del rapporto, come le ferie non godute, i ratei di tredicesima (e di quattordicesima, se prevista) e gli stipendi arretrati. Il calcolo del TFR è nella guida calcolare il TFR con il coefficiente ISTAT. Il diritto a queste somme si prescrive di regola in 5 anni dalla fine del rapporto: per prudenza non aspettare.
Se il datore di lavoro è insolvente, il Fondo di garanzia dell’INPS può pagare il TFR e le ultime tre mensilità, a certe condizioni: vedi la guida sul Fondo di garanzia INPS.
Dimissioni per giusta causa e NASpI
La NASpI spetta a chi perde il lavoro involontariamente. La legge la riconosce anche a chi si dimette per giusta causa art. 3, c. 2, d.lgs. 22/2015.
- La domanda si presenta online all’INPS, anche tramite un patronato, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto art. 6 d.lgs. 22/2015.
- Per le dimissioni per giusta causa l’INPS ha chiesto, con la circolare 163/2003, una dichiarazione del lavoratore e documenti da cui risulti almeno la volontà di difendersi contro il datore di lavoro: diffide, esposti, denunce, ricorsi. Il lavoratore si impegna a comunicare l’esito della controversia; se questa esclude la giusta causa, l’INPS recupera quanto pagato.
- Con la decisione del 2026 citata sopra, la Cassazione ha precisato che la circolare non basta da sola: in causa contano la prova dei fatti e la loro gravità.
- Dal 2025 una regola nuova chiede almeno 13 settimane di contributi, maturate dopo le dimissioni, a chi nei 12 mesi prima della perdita del lavoro si era dimesso volontariamente da un altro contratto a tempo indeterminato. Secondo l’INPS, questa regola non riguarda le dimissioni per giusta causa l. 207/2024, art. 1, c. 171; INPS, mess. 420/2025.
Importo e durata della NASpI dipendono dai contributi e dalle retribuzioni degli ultimi anni: le regole generali sono nella guida NASpI: come funziona e quanto dura, e un patronato può fare il calcolo con te.
Il percorso: verificare, chiedere, passo successivo
- Verificare (gratis): con il calcolatore del preavviso stimi l’indennità di preavviso; con il calcolatore del TFR il TFR maturato.
- Chiedere: per gli stipendi e le altre somme non pagate, prepara la messa in mora, la firmi e la invii tu (9 €, oppure 19 € con il sollecito datato e i promemoria).
- Passo successivo: la scheda gratuita per le dimissioni online riprende le voci del modulo. Per la giusta causa e la NASpI, un sindacato, un patronato o un avvocato possono accompagnarti.
Lista da stampare
Prima di dimetterti per giusta causa
Stipendi non pagati? Chiedili per iscritto con la messa in mora
Inserisci le mensilità e le somme non pagate, scegli il termine per pagare. Ottieni la lettera con il riepilogo degli importi e le istruzioni di invio, utile anche come prova datata della tua richiesta. La rileggi, la firmi e la invii tu. 9 €, oppure 19 € con il sollecito datato e i promemoria.
Prepara la messa in mora