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Adesione automatica del TFR al fondo pensione: le regole dal 1° luglio 2026

Questo sito non fornisce consulenza legale. Questa guida spiega le regole generali; non dice cosa si applica al tuo caso.

Regole verificate il

Aggiornato il · 7 min di lettura

La risposta breve

Per i dipendenti del settore privato assunti dal 1° luglio 2026 alla prima occupazione, il TFR che matura va automaticamente al fondo pensione previsto dall'accordo aziendale o dal CCNL. Entro 60 giorni dall'assunzione il lavoratore può rinunciare per iscritto: tenere il TFR secondo le regole del codice civile o scegliere un altro fondo. Secondo le direttive COVIP, se il rapporto finisce prima dei 60 giorni l'adesione automatica non produce effetti.

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Che cosa cambia dal 1° luglio 2026

La legge di bilancio 2026 ha introdotto l’adesione automatica alla previdenza complementare l. 199/2025, art. 1, c. 204-205; art. 8 d.lgs. 252/2005. Le regole si applicano alle assunzioni dal 1° luglio 2026. Le hanno precisate un decreto interministeriale del 4 settembre 2026, con il nuovo modulo TFR, e le direttive della COVIP (l’autorità di vigilanza sui fondi pensione) del 19 giugno 2026.

In breve: se il lavoratore non fa nulla, il TFR che matura non resta più in azienda ma va a un fondo pensione.

Questa guida spiega le regole generali, viste dal lato del TFR di fine rapporto. Non dice se aderire conviene: è una scelta personale, su cui il fondo, un sindacato o un patronato possono dare informazioni.

Chi riguarda

Lavoratore Adesione automatica?
Dipendente privato alla prima assunzione, assunto dal 1° luglio 2026 Sì
Dipendente privato non alla prima assunzione, con una posizione in un fondo già alimentata dal TFR Sì
Dipendente non alla prima assunzione che non ha mai destinato il TFR a un fondo No
Contratto a termine inferiore a 60 giorni No
Lavoratori domestici, dipendenti pubblici No
Assunti fino al 30 giugno 2026 No: restano le regole precedenti

Dove va il TFR

Il TFR che matura va al fondo pensione collettivo previsto dall’accordo aziendale o, in mancanza, dal CCNL. Se ci sono più fondi, vale quello a cui aderisce il maggior numero di dipendenti dell’azienda. Se non c’è un fondo collettivo, il TFR va al fondo residuale indicato dalla legge (oggi Cometa, secondo il Ministero del Lavoro).

Al fondo vanno tutto il TFR e, nella misura fissata dagli accordi, il contributo del lavoratore e quello del datore di lavoro, con effetto dalla data di assunzione.

I 60 giorni per rinunciare

Entro 60 giorni dalla data di prima assunzione il lavoratore può rinunciare all’adesione automatica, con una comunicazione scritta al datore di lavoro art. 8, c. 7-quater, d.lgs. 252/2005. Può scegliere di:

  • mantenere il TFR secondo le regole del codice civile art. 2120 c.c.: in azienda, oppure al Fondo di Tesoreria INPS se l’azienda è tenuta a versarlo lì;
  • destinarlo a un altro fondo pensione scelto liberamente.

Secondo il Ministero, la rinuncia ha effetto retroattivo: è come se l’adesione non fosse mai avvenuta. Il modulo del decreto aggiunge che la rinuncia può essere revocata in seguito. Il datore di lavoro deve conservare la dichiarazione e consegnarne una copia al lavoratore.

Malattia e altre sospensioni del lavoro non fermano il conteggio dei 60 giorni.

Esempio. Assunzione il 1° agosto 2026, prima occupazione, nessuna scelta firmata.

Data Che cosa
1° agosto 2026 Assunzione: il TFR inizia a maturare
30 settembre 2026 Sessantesimo giorno: ultimo giorno per rinunciare per iscritto
Da ottobre 2026 Senza rinuncia, il datore di lavoro inizia i versamenti al fondo, per il periodo dalla data di assunzione

Il datore di lavoro, infatti, inizia i versamenti dal mese successivo alla scadenza dei 60 giorni.

Se il rapporto finisce

Prima dei 60 giorni

Secondo le direttive COVIP riassunte dal Ministero, l’adesione automatica si annulla se il rapporto cessa prima dei 60 giorni. Il controllo da fare, nell’ultima busta paga, è se il TFR maturato compare tra le competenze di fine rapporto.

Dopo i 60 giorni, con il TFR al fondo

La parte di TFR versata al fondo pensione non la paga il datore di lavoro: resta nel fondo e segue le sue regole (per esempio il riscatto o il trasferimento a un altro fondo). Le condizioni sono nella nota informativa del fondo. Il datore di lavoro paga solo le altre competenze: ultimo stipendio, ferie non godute, ratei ed eventuale preavviso.

Esempio. Assunzione il 1° agosto 2026 con TFR al fondo pensione dalla data di assunzione: nel calcolatore del sito il TFR dovuto dal datore di lavoro è 0 €, con il messaggio che il TFR è versato al fondo.

Quindi, se il TFR è al fondo, non va cercato nell’ultima busta paga. Se invece il datore di lavoro non ha versato al fondo i contributi dovuti, esiste una tutela separata, che questa guida non tratta.

Con il TFR in azienda (rinuncia)

Se hai rinunciato e tenuto il TFR secondo l’art. 2120 c.c., il TFR si paga alla fine del rapporto come sempre. Calcolo, tempi e cosa fare se non arriva sono nelle guide calcolare il TFR con il coefficiente ISTAT e quando viene pagato il TFR.

Come capire dove va il tuo TFR

  • Modulo TFR: dal 1° luglio 2026 il datore di lavoro deve dare un’informativa sulla scelta e raccogliere la tua dichiarazione sul modulo TFR; una copia resta a te.
  • Busta paga: cerca una voce come «fondo pensione», «previdenza complementare» o il nome del fondo.
  • Il fondo: dopo l’adesione, il fondo informa il lavoratore e indica come ottenere la nota informativa.

Cosa resta da chiarire

Le regole sono recenti. Alcuni punti dipendono da come il datore di lavoro le applica: per esempio, quale fondo sia «di riferimento» quando l’azienda applica più accordi. Questa guida è stata verificata sui testi del Ministero del Lavoro al 20 ottobre 2026; il testo della legge di bilancio non è stato letto direttamente. Per la tassazione del TFR versato al fondo valgono le regole della previdenza complementare, diverse da quelle della tassazione del TFR in azienda.

Il percorso: verificare, chiedere, passo successivo

  1. Verificare (gratis): nel calcolatore del TFR indica dove va il TFR (azienda, Fondo di Tesoreria INPS o fondo pensione) e da quando: il risultato separa la parte dovuta dal datore di lavoro.
  2. Chiedere: se la parte che spetta al datore di lavoro non arriva, puoi chiederla con una messa in mora, che firmi e invii tu (9 €, oppure 19 € con il sollecito datato e i promemoria).
  3. Passo successivo: per la posizione nel fondo, rivolgiti al fondo pensione; per un controllo dei conteggi, a un sindacato o a un patronato.

Lista da stampare

Adesione automatica e TFR

Dove va il tuo TFR? Il calcolatore te lo chiede

Indica se il TFR resta in azienda, va al Fondo di Tesoreria INPS o a un fondo pensione, e da quando. Il calcolatore stima il TFR e la parte che deve pagarti il datore di lavoro alla fine del rapporto. È gratuito ed è una stima basata sui dati che inserisci.

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